Meta accelera sul fronte dell’intelligenza artificiale indossabile. Secondo un report del New York Times, l’azienda starebbe sviluppando una funzione di riconoscimento facciale da integrare nei propri smart glasses, con l’obiettivo di identificare le persone in tempo reale tramite l’assistente AI. Se confermata, la novità potrebbe arrivare già entro il 2026. Il progetto segnerebbe un’evoluzione significativa per gli occhiali intelligenti di Meta, che passerebbero da semplici dispositivi di acquisizione e comunicazione a strumenti capaci di interpretare attivamente l’ambiente sociale.
Il riconoscimento facciale negli smart glasses di Meta
La funzione, conosciuta internamente con il nome in codice “Name Tag”, permetterebbe agli utenti di ottenere informazioni su una persona semplicemente guardandola. Il sistema elaborerebbe il volto attraverso l’AI integrata e restituirebbe dati contestuali direttamente nel dispositivo. Secondo le indiscrezioni, Meta starebbe valutando questa integrazione già dall’inizio dello scorso anno, consapevole però delle implicazioni sensibili legate all’uso del riconoscimento facciale in un dispositivo indossabile. In una fase preliminare l’azienda aveva persino considerato un test durante una conferenza dedicata alle persone non vedenti, ma il rilascio non è poi avvenuto.
Come funziona Name Tag
Name Tag sfrutterebbe algoritmi di riconoscimento facciale per associare un volto a un’identità presente nei database disponibili. Una volta effettuato il match, l’assistente AI potrebbe fornire informazioni utili direttamente all’utente tramite gli occhiali. In prospettiva, questo tipo di tecnologia potrebbe ampliare notevolmente le capacità degli smart glasses, rendendoli strumenti sempre più proattivi nell’interpretazione del contesto reale.
Privacy e sicurezza al centro del dibattito
Il nodo principale resta quello dei dati biometrici. Integrare il riconoscimento facciale in un dispositivo indossabile significa rendere la tecnologia molto più invisibile e diffusa nella vita quotidiana. Secondo documenti interni citati dal New York Times, Meta è pienamente consapevole dei rischi in termini di sicurezza e privacy. La possibilità di identificare persone nello spazio pubblico senza consenso esplicito riaccende infatti un dibattito etico già emerso più volte negli ultimi anni.
Il precedente dei Ray-Ban smart glasses
Non è la prima volta che Meta esplora questa strada. Già nel 2021 l’azienda aveva valutato l’integrazione del riconoscimento facciale nei Ray-Ban smart glasses, salvo poi accantonare il progetto per difficoltà tecniche e per le forti preoccupazioni sul piano etico. Il ritorno dell’iniziativa coincide però con due fattori chiave: da un lato il successo commerciale degli smart glasses, dall’altro un contesto politico statunitense ritenuto più favorevole nei confronti delle Big Tech.
Perché Meta rilancia ora
Secondo il report, un memo interno suggerirebbe che l’attuale clima normativo negli Stati Uniti possa rappresentare una finestra strategica per riproporre la funzione. Questo spiegherebbe perché Meta abbia deciso di riaprire il dossier proprio ora. Se il progetto dovesse concretizzarsi, gli smart glasses compirebbero un salto evolutivo importante, passando da dispositivi che registrano ciò che vediamo a strumenti in grado di riconoscere e interpretare le persone intorno a noi. La partita, però, non si giocherà solo sulla tecnologia: privacy, consenso e fiducia degli utenti saranno determinanti quanto le prestazioni dell’AI.

