LinkedIn ha annunciato nuove misure per ridurre la visibilità dei contenuti generati dall’intelligenza artificiale e dei commenti automatizzati. Una scelta che evidenzia la crescente tensione tra l’adozione dell’AI e la necessità di preservare la qualità delle interazioni professionali sulla piattaforma.

Nuove regole contro contenuti e commenti automatizzati

Le novità sono state comunicate da Laura Lorenzetti, Global Editorial VP di LinkedIn, attraverso un post ufficiale. L’azienda punta a limitare la diffusione dei contenuti che risultano chiaramente prodotti dall’AI e che non mostrano una reale prospettiva personale. In parallelo, LinkedIn sta rafforzando i sistemi di individuazione dei commenti automatizzati e delle attività sospette generate da bot. L’obiettivo è ridurre la presenza di interazioni non autentiche che possono alterare il dibattito nel feed.

Tra le novità anche nuovi filtri che permetteranno agli utenti di visualizzare solo contenuti pubblicati da profili verificati, con l’intento di contenere la crescita di account automatizzati o falsi. Secondo la piattaforma, queste misure servono a mantenere più alta la qualità delle conversazioni professionali.

Meno spazio all’AI “non autentica”

LinkedIn precisa che il problema non è l’intelligenza artificiale in sé, ma il suo utilizzo improprio. L’AI può essere utile per supportare la scrittura o organizzare idee, ma il valore di un contenuto dovrebbe comunque derivare dall’esperienza e dalla voce della persona che lo pubblica. Una posizione chiara in teoria, ma più complessa da applicare nella pratica, soprattutto in un contesto in cui gli strumenti AI sono sempre più integrati nella piattaforma stessa.

La contraddizione della piattaforma

Negli ultimi mesi LinkedIn ha infatti spinto molto sull’adozione dell’intelligenza artificiale, integrandola in quasi ogni funzione: dalla scrittura dei post ai messaggi, fino alle candidature e ai sistemi di recruiting. Tra le funzioni più discusse c’è “Rewrite with AI”, che permette di riscrivere automaticamente i contenuti. Uno strumento che incoraggia esplicitamente l’uso dell’AI per migliorare o sostituire la scrittura personale. Ed è proprio qui che nasce la contraddizione: da un lato LinkedIn promuove l’AI per aumentare produttività e engagement, dall’altro cerca di limitarne l’impatto quando produce contenuti troppo standardizzati o poco autentici.

Il problema dell’“AI slop”

Questa dinamica ha contribuito alla crescita di quello che viene definito “AI slop”: una massa di contenuti generici, ripetitivi e poco originali prodotti su larga scala con strumenti automatici. Post motivazionali simili tra loro, commenti automatizzati e contenuti costruiti con prompt standardizzati stanno rendendo molti feed social più omogenei e meno riconoscibili.

LinkedIn sembra voler reagire a questo fenomeno per preservare ciò che ha sempre caratterizzato la piattaforma: la condivisione di esperienze professionali reali e punti di vista personali.

Verso un nuovo equilibrio

La decisione di favorire contenuti da profili verificati e penalizzare quelli troppo automatizzati segnala un possibile cambio di direzione. Dopo una fase iniziale di entusiasmo per l’AI generativa, le piattaforme stanno iniziando a fare i conti con i suoi effetti collaterali. Il nodo centrale resta lo stesso: se la produzione di contenuti diventa completamente automatizzabile, diventa anche più difficile distinguere ciò che ha davvero valore. Nei prossimi mesi è probabile che altri social seguano strategie simili, cercando un equilibrio tra innovazione tecnologica e autenticità delle interazioni.

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